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L’esperienza gestionale acquisita sia a livello regionale, sia nazionale e internazionale, in materia di ecomusei e di aree protette, ha reinterpretato il loro ruolo quali strumenti a disposizione delle comunità locali per conoscere, conservare e valorizzare le proprie risorse ambientali, le proprie tradizioni, la propria storia. In questo percorso politico e culturale, in cui il “territorio” nelle sue varie componenti emerge come sistema di valori e di relazioni, le realtà locali sono gli interpreti insostituibili per affrontare in modo efficace, risolutivo ed equo i grandi e i piccoli problemi connessi alla conservazione delle risorse naturali e non, dando vita a processi di sviluppo fondati su veri criteri di sostenibilità. Sotto questo profilo il “territorio” offre esperienze antiche e consolidate di gestione delle risorse naturali, attuate dalle comunità locali attraverso strutture organizzative sviluppate e modulate sulle caratteristiche delle specifiche realtà, per rispondere a criteri da un lato di conservazione e incremento delle risorse stesse e dall’altro di equa ripartizione dei loro prodotti. Sebbene alcuni siano antichissimi, i Patrimoni di Comunità (nome coniato solo da alcuni mesi) da un punto di vista concettuale stanno appena emergendo: si tratta di realtà spesso ancora vive e vitali, nella maggior parte dei casi non conosciute, comunque superficialmente ritenute marginali e poco significative, se non aspetti del folklore popolare. Nel corso di un precedente convegno (Aspromonte 2004) è stata adottata la definizione di Patrimonio di Comunità quale “... ecosistema naturale o modificato, che include una biodiversità significativa, fornisce servizi di natura ecologica e/o possiede valori culturali propri, conservato in modo volontario da una o più comunità interessate secondo costumi tradizionali o tramite altri mezzi efficaci”. Il seminario di Trino intende proseguire la discussione iniziata nel 2004 in Aspromonte includendo la descrizione e il confronto di diverse esperienze da tutta Italia, avendo tra gli altri obiettivi l’apertura verso forme di cooperazione internazionale tra Patrimoni di Comunità del nord e del sud del mondo, prendendo spunto dalle importanti collaborazioni maturate in questi anni tra numerosi Parchi piemontesi e africani con l’accompagnamento e l’assistenza tecnica del Consorzio delle Ong Piemontesi.

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