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Partecipazione, identità territoriale, patrimonio locale: parole sentite spesso, forse a volte abusate o utilizzate in modo scontato e retorico soprattutto parlando di ecomusei. L’identità e l’appartenenza territoriale sono però elementi strategici nei processi di sviluppo di un territorio, costituendo entrambi la base di partenza per costruire e sviluppare, a livello locale, un’attiva partecipazione e una corretta gestione dei progetti di sviluppo. Se nel passato il processo di identificazione con
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il proprio territorio era quasi “automatico”, oggi, anche alla luce delle più recenti trasformazioni economiche e sociali e della globalizzazione, il legame uomo-territorio è diventato sempre più debole. Questo ha portato a svincolare l’individuo dalla dimensione locale, dalle scelte strategiche di sviluppo.
Processo, questo, accentuato dalla programmazione territoriale che ha caratterizzato l’intervento pubblico negli ultimi cinquant’anni, basata sul ben conosciuto approccio dall’alto, in base al quale le decisioni strategiche venivano prese in luoghi “altri” e senza tenere conto delle specificità e delle vocazioni locali. Solo negli ultimi anni questo tipo di programmazione sta lasciando spazio a nuove politiche di sviluppo locale, caratterizzate da un approccio dal basso.
Gli ecomusei, definiti appunto come processi dal basso che nascono per rispondere alle istanze delle comunità locali e per valorizzare i territori su cui insistono, sono espressione proprio di questo più recente modo di gestire il patrimonio di un luogo, il suo sviluppo e la sua valorizzazione.
Identità locali, tipicità alimentari, artigianali, manifatturiere e culturali sono gli strumenti per arrivare a uno stile di vita qualitativamente più alto, per esprimere il potenziale di un territorio che va ricercato non solo nelle eccellenze generalmente riconosciute ma nella riscoperta del legame e dell’intima relazione tra la popolazione e la ricerca delle sue radici in un’ottica di sostenibilità e di proiezione verso il futuro.
Concetti, quelli esposti, già espressi e condivisi in occasione dell’incontro di Catania dell’ottobre 2007 e poi trascritti nella Carta di Catania. In occasione dei due incontri successivi di Bienno (BS) e Monteroduni (IS) del 2008 sono state poste le basi per comprendere la forma e i metodi per arrivare a parlare di ecomusei in modo condiviso e per costituire un soggetto in grado di rappresentare le molteplici e diversificate voci del territorio nazionale.
Intanto, a due anni dall’appuntamento siciliano, come si presenta la situazione degli ecomusei in Italia? Cosa succederà ora? Quali i temi più urgenti su cui concentrare l’attenzione del Tavolo di Coordinamento?
A questi e ad altri interrogativi si cercherà di dare una riposta in occasione dell’incontro di Torino dove si porrà soprattutto l’attenzione sul ruolo, sugli obiettivi e sul valore aggiunto che un coordinamento nazionale può raggiungere rispetto alla tematica ecomuseale. Per iniziare a lavorare insieme su un tema comune, parte dei lavori sarà dedicata a presentare e valutare esperienze sullo sviluppo e la gestione di "filiere corte" con riferimento alle produzioni tipiche locali: è noto che in un mondo sempre più globalizzato il bagaglio di identità delle comunità è uno strumento di salvaguardia nella crisi dei consumi e della qualità dei prodotti.
Stagionalità, accorciamento delle filiere, agricoltura biologica, riscoperta dei cultivar locali ma anche salvaguardia dell’identità dei produttori, tutela del patrimonio culturale associato alla gastronomia e alle produzioni: è giunto il momento di dare una forma a queste intenzioni e di guardare al futuro in modo più consapevole. O forse sarebbe meglio dire “ecomuseale”.
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