ecomuseo, mostrando un interesse crescente verso la tematica. A più di dieci anni dalla prima legge regionale istitutiva degli ecomusei, esistono oggi in Italia circa 80 iniziative riconducibili alla progettualità ecomuseale, censite dal portale www.ecomusei.net.
La politica regionale piemontese in materia di ecomusei, con l’intento di conservare e valorizzare la complessità delle testimonianze materiali e immateriali che identificano e circoscrivono la popolazione che vive in un dato territorio, si è nel tempo caratterizzata e connotata quale processo e strategia per la promozione e l’attivazione di forme di sviluppo locale orientate su criteri di sostenibilità.
A tal fine l’ecomuseo opera per la riattivazione della complessa rete di relazioni che caratterizzano una data comunità; per il recupero, la valorizzazione e la reinterpretazione delle tradizioni e dei saperi locali; per la conservazione del patrimonio locale nelle sue varie componenti; per garantire la più ampia partecipazione alle attività e condivisione nei processi decisionali; per garantire la massima integrazione dei sistemi culturali, sociali, economici e ambientali locali.
La progettualità ecomuseale piemontese ha in tal modo garantito protagonismo, visibilità e dignità a realtà vitali, innovative e fortemente e autenticamente legate ai territori di riferimento, ancorché marginali, ma che possono svolgere un ruolo rilevante nel processo di modernizzazione della società italiana. In Piemonte, nel corso degli ultimi dieci anni, sono entrate a far parte del sistema regionale 17 realtà, a cui se ne aggiungeranno a breve altre 8 attualmente in fase di approvazione da parte del Consiglio Regionale: l’esperienza maturata ha fatto emergere quelle criticità che compromettono il raggiungimento degli obiettivi generali espressi dalla legge e di quelli specifici di ogni realtà. È importante considerare che le variabili che determinano la caratteristiche di un ecomuseo sono fortemente legate al territorio, all’ente gestore e a una serie di fattori endogeni. Lo stesso concetto di ecomuseo va dunque inteso come valore dinamico e attivo in continua ridefinizione e la diversità e peculiarità di ogni progetto rende impossibile stabilire criteri omogenei generali di formazione, costruzione e gestione di un ecomuseo.
La storia degli Ecomusei in Friuli Venezia Giulia è relativamente recente; lo scorso maggio è stato approvato dal Consiglio Regionale il testo di legge per l’Istituzione degli Ecomusei nel FVG. L’intento della Regione è quello di identificare, istituire e regolamentare un soggetto, l’Ecomuseo, atto a valorizzare e a far conoscere il patrimonio ambientale e culturale diffuso della nostra regione, mettendo in gioco i valori, le storie, le esperienze peculiari delle comunità; ciò all’interno di strategie generali di sviluppo economico e sociale, fornendo uno strumento in più per un sistema turistico che leghi virtuosamente crescita economica, sostenibilità ambientale, promozione culturale. La Direzione Centrale Istruzione, Cultura, Sport e Pace è attualmente impegnata affinché entro la fine dell’anno si arrivi all’identificazione degli Ecomusei esistenti, in possesso dei requisiti richiesti per il riconoscimento e la qualifica di ecomusei regionali, alla redazione del Regolamento di attuazione della Legge e alla costituzione del Comitato Tecnico Scientifico con compiti di consulenza tecnico – scientifica. In questa fase di sviluppo e prima applicazione della normativa risulterà quanto mai utile attivare un confronto con le altre realtà italiane che operano nel settore degli ecomusei.
Nel 2003, in seguito al primo Incontro Nazionale degli Ecomusei (Biella 9-12 ottobre), sono stati raccolti in un Documento Conclusivo alcuni presupposti per un futuro sviluppo della materia sul territorio italiano. È emersa la possibilità di un Coordinamento Nazionale degli Ecomusei per ricercare alleanze istituzionali, lavorare per il riconoscimento degli ecomusei a livello nazionale da parte dei Ministeri interessati, redigere un “provvedimento guida” che stimoli e fornisca criteri generali di riferimento per le disposizioni regionali in materia di ecomusei, avviare contatti ed elaborare progetti in ambito europeo. Il Coordinamento Nazionale va inteso come primo momento operativo verso l’ipotesi di costituzione di una Federazione degli Ecomusei (o altre forme di rappresentanza nazionale, nell’eventualità che emergano come più appropriate) che costituisca un riferimento certo per il mondo degli ecomusei, rappresentandolo in modo condiviso, trasparente e democratico, che lavori per garantire continuità nel tempo ai progetti ecomuseali, approntando strumenti e studiando strategie opportune, che promuova nuove occasioni di incontro e stimoli la progettualità mettendo a disposizione degli ecomusei un archivio di “buone pratiche”. Si è inoltre ipotizzata la redazione di una Carta degli Ecomusei che definisca criteri generali di riferimento in termini di contenuti e di intenti, individuando una base ragionata comune che definisca un progetto come “ecomuseo”.
Per le considerazioni precedentemente sviluppate, si è configurata la necessità di un incontro tra tutti i rappresentanti delle Regioni italiane per dare vita a un momento di confronto sulle singole politiche culturali e sugli indirizzi in materia di ecomusei e di valorizzazione integrata del territorio. Inoltre la tavola rotonda, tenutasi venerdì 1 e sabato 2 dicembre, è stata l’occasione per iniziare a lavorare a un coordinamento nazionale permanente e all’organizzazione di un incontro futuro con gli ecomusei nazionali per discutere dello stato dell’arte degli ecomusei e del loro futuro. |