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Ricetto
di Candelo
Il Ricetto di Candelo ha per la cultura un valore eccezionale in quanto
elemento fondamentale del patrimonio storico-artistico piemontese, "unicum"
a livello europeo e meta di migliaia di turisti. |
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Si tratta di una struttura che ha
un valore corale collettivo e che colpisce, non tanto per le sue caratteristiche
architettoniche, quanto per l'omogeneità e unicità del suo impianto.
Il ricetto è stato certificato dall'ANCI tra i 50 borghi più belli d'Italia
(anno 2002).
E' sede dell'Ecomuseo della Vitivinicoltura, cellula dell'Ecomuseo
del Biellese, e del Centro Documentazione dei Ricetti del Piemonte.
Manifestazioni conosciute a livello nazionale, promosse ed organizzate dall'Associazione
turistica Pro Loco di Candelo, sono Candelo in fiore (inizio maggio)
e Vinincontro (inizio ottobre) con mostre, concerti e decorazioni
floreali in collaborazione con l'Associazione Florovivaisti Biellesi.
E' possibile effettuare visite guidate all'interno delle mura prenotandosi
alla locale Pro Loco che gestisce e
promuove il turismo locale:
Tel. +39 015 2536728
Fax +39 015 2538957
Il
poster del Ricetto di Candelo (PDF 10 kb)
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| Origini storiche |
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| Il Ricetto di Candelo è una fortificazione
collettiva sorta per iniziativa e volontà precisa della popolazione candelese
allo scopo di conservare e difendere i beni più preziosi della comunità:
prodotti della terra, soprattutto vino e granaglie. Viene costruito su un
terreno di proprietà di signori locali (Vialardi), a cui viene inizialmente
corrisposto un censo di 21 ducati. |
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Più tardi sarà riscattato e diventerà
possesso e simbolo della comunità. E' sempre stato utilizzato come deposito
per i prodotti agricoli in tempo di pace e come rifugio temporaneo per la
popolazione in tempo di guerra o pericolo; tranne eccezioni, le case non
sono mai state abitate in pianta stabile.
Le ipotesi sulla sua origine sono varie, ma tali da farlo risalire ad un
periodo compreso tra la fine del XIII secolo e la prima metà del XIV secolo.
In Piemonte, l'origine dei ricetti si manifesta tra il XII e il XIV secolo,
contestualmente alla crescita dell'autonomia comunale; nel Biellese la costituzione
dei ricetti si protrae fino al primo decennio del '400.
Il termine Ricetto, dal latino "receptum" (ricovero, rifugio), indica
essenzialmente un luogo difeso, cinto da fortificazioni. Il vocabolo, derivato
dalla terminologia militare romana, nel corso dei secoli subirà varie trasformazioni.
Nel Medio Evo assume il significato di raduno in un sito fortificato atto
alla difesa tanto della gente quanto dei prodotti del suolo e del bestiame.
Il Ricetto di Candelo si è conservato mantenendo la sua struttura originaria
grazie alla sua matrice contadina; fino a tempi recentissimi è stato infatti
utilizzato per la vinificazione e la protezione dei prodotti della terra
e lo è ancora in parte oggi. E' stato definito "silos fortificato", ma può
essere considerato soprattutto una "cantina comunitaria". In una cantina
privata è ancora possibile ammirare un grande torchio del 1763 di 9/10 metri
di lunghezza ; è azionato da una vite, originariamente in legno (oggi in
ferro) collegata da un lato al tronco e dall'altro a un pietrone di contrappeso;
il ceppo, col suo peso, pigiava l'uva raccolta in una sottostante vasca
in pietra. |
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Tipi di ricetti e funzione |
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| Mentre nelle altre zone del Piemonte i ricetti si trovano esclusivamente
in pianura (ove più abbondanti erano i raccolti), nel Biellese essi sorgono
anche in collina; essi sono |
prevalentemente di due tipi: il
primo è di esclusiva iniziativa popolare e sorge ex novo con un piano elaborato
secondo i dettami dell'architettura militare, il secondo usufruisce di preesistenti
nuclei abitati recingendoli di fossati e di cinta fortificata. Il "RICETTO
CASTELLO" è poi una struttura aggregata al castello, quasi una sua appendice.
Il Ricetto di Candelo è l'esempio più completo del primo tipo ("RICETTO
POPOLARE"). Il ricetto popolare è quello che più si è conservato perché,
essendo la sua proprietà molto parcellata, è stato sempre utilizzato con
le motivazioni originarie.
Nel Piemonte, i ricetti sono circa 200 di cui 12 nel comprensorio Biellese:
di essi, sei (Dorzano, Magnano, Mottalciata, Roppolo, Valdengo, Viverone)
sono situati in zona collinare in fortissimo declivio; cinque (Castelletto
Cervo, Cavaglià, Peverano, Ponderano, Sandigliano) sono invece situati in
pianura.
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Quello di Candelo presenta una forma mista, perché da un lato il terreno
è in ripida discesa verso il torrente Cervo, mentre dall'altro è pianeggiante.
Tra tutti questi ricetti, solo quello di Candelo ha conservato la sua struttura
originaria sia perché non |
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ha mai perso di vista la sua funzione primitiva
di deposito di derrate agricole sia perché non è mai stato abitato in pianta
stabile. Gli altri ricetti hanno invece perso le motivazioni e le abitudini
originarie, e si sono trasformati in impianti residenziali, perdendo la
loro fisionomia di base.
In tempo di pace, il pianterreno delle case ("caneva") era adibito a cantina,
mentre il piano superiore ad essiccatoio per prodotti agricoli ("solarium").
In tempo di pericolo o guerra, il ricetto serviva come rifugio temporaneo
per tutta la popolazione che vi si rinchiudeva con le cose più preziose:
attrezzi, carri, bestiame, masserizie... Le case disponevano dei servizi
essenziali, tali da evitare eccessivi disagi in caso di lunga permanenza.
Vedi anche: Comune di Candelo |
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